Bibliochiacchiere e le novità di primavera

Nonostante gli acquazzoni di questa primavera piovosa Bibliochiacchiere non si è fatto mancare l’appuntamento, lunedì 8 maggio presso la biblioteca di Guidizzolo, con i consigli di Ernesto. Se la volta precedente erano stati i classici dell’800 russo a farla da padrone questa volta sono state un po’ di novità letterarie fresche fresche di pubblicazione.
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Foto scattata in biblioteca
Abbiamo iniziato con il controverso e molto criticato Bruciare tutto di Walter Siti indiscusso caso letterario di questi mesi che ha destato molta curiosità e animato la discussione. Abbiamo parlato poi dell’ultima fatica di un altro giovane autore a cui Bibliochiacchiere  è molto affezionato Alberto Schiavone e il suo Ogni spazio felice, una delicata e struggente storia sulla malinconia dell’amore.
Parlando di novità non si poteva non citare alcuni titoli di NNEditore, una nuova casa editrice in forte ascesa che tante soddisfazioni ci sta dando, per iniziare non potevamo non citare Kent Haruf e la sua “opera testamento” Le nostre anime di notte e l’opera prima di Brian Panovich Bull mountain perfetto per gli amanti del genere hard boiled.
Siamo rimasti in America con il libro La via del tabacco, capolavoro riscoperto dello scrittore statunitense Erskine Caldwell e con il noir metropolitano Era una città di Thomas B.Reverdy. Dulcis in fundo un titolo italiano che ci vuole dopo tanti americani, il romando storico scritto a 6 mani  I fantasmi dell’impero di Marco Cosentino, Domenico Dodaro e Luigi Panella.
Avete preso nota? I consigli sono proprio tanti e tutti interessanti.
E segnatevi pure il prossimo appuntamento con il GDL per Lunedi 22 maggio h. 21.00 presso la biblioteca di Guidizzolo con il libro di Elisabeth Strout Mi chiamo Lucy Barton! Non mancate.
Ronny per #TRC

Il libro delle mie anime a Dolci letture

Sempre in “dolce” compagnia – stavolta era il turno delle cheese-cake – ci samo ritrovati lunedì 15 maggio a Commessaggio per uno scambio di opinioni su “Il libro delle mie vite” di Aleksandar Hemon.

Come ogni volta, commenti vivaci e variegati.  L’unico denominatore comune è parso essere l’unanime apprezzamento dello stile narrativo di questo scrittone nativo di Sarajevo e trapiantato a Chicago: una prosa precisa, ironica, dove le parole sono scelte sapientemente,  “una lingua” ha sottolineato Giusi “che si piega alla volontà dello scrittore”. Una lettura scorrevole dunque dal punto di vista linguistico, ma non altrettanto  da quello del contenuto, “denso di nomi, luoghi, passato e presente, stati d’animo, paesaggi e pensieri” come dice Emanuela, che rendono la lettura faticosa.

Le parti maggiormente apprezzate sono state quella iniziale, in cui lo scrittore parla in modo molto ironico della nascita della sua sorellina, del suo maldestro tentativo di sororicidio e del successivo imperituro amore per quell’esserino a causa del quale non avrebbe più avuto il cioccolato tutto per lui e quella finale, con la struggente descrizione della malattia e quindi della morte della figlia minore.

“Un finale tragico, commovente, coinvolgente” ha sottolineato Maria, “ma io non voglio lasciarmi coinvolgere e star male per una lettura!” Diritto sacrosanto, quello di cercare nella lettura un’evasione leggera e piacevole, che faccia stare bene, ma purtroppo in questo modo ci perderemmo molti capolavori della letteratura, perché spesso gli artisti, anche quelli della parola scritta, si esprimono al meglio quando sono stati toccati dal dolore.

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Prossimo incontro lunedì 26 giugno a Gazzuolo alle ore 18.30 per parlare de “Il giorno prima della felicità” di Erri De Luca.

Patrizia per #TRC

The help al “Giardino dei libri”

Tra gustosi ovetti di cioccolato e torte prelibate, ha avuto luogo l’incontro pre-pasquale del gruppo di lettura sabbionetano “Il Giardino dei Libri”, riunitosi presso la Biblioteca mercoledì 12 aprile per discutere  del libro “The Help” di Kathryn Stockett.

Il romanzo, ambientato a Jackson – cittadina del Mississippi – all’inizio degli anni ‘60, tratta il delicato tema della segregazione razziale attraverso gli occhi di tre personaggi femminili: Aibileen Clark, bambinaia afro-americana che ha trascorso gran parte della sua vita ad allevare i figli dei bianchi, Minny Jackson, domestica afro-americana con un carattere impertinente che gli ha provocato non pochi problemi, ed Eugenia “Skeeter” Phelan, una giovane ragazza bianca che coltiva il sogno di diventare scrittrice, a differenza delle amiche che aspirano solo al matrimonio con un buon partito e ai figli.

Sono anni cruciali per la storia americana, le differenze sociali tra bianchi e neri sono ancora molto profonde, ma iniziano le prime lotte per i diritti civili dei neri, portate avanti da personalità carismatiche quali Martin Luther King, che si battono contro la segregazione razziale che da lungo tempo caratterizza la società americana.

Le vite di queste tre donne si intrecciano quando Skeeter propone ad Aibileen di scrivere un libro di interviste sulla condizione delle domestiche afro-americane al servizio delle famiglie bianche. Il pericolo è altissimo, le domestiche rischierebbero di finire in carcere, ma Aibileen vuole migliorare la sua situazione e raccontare la propria esperienza di vita, e per questo decide di aiutare Skeeter, coinvolgendo dapprima Minny e poi le altre domestiche della città. Insieme, decidono di dare voce a storie a cui nessuno aveva mai voluto prestare attenzione e che solleveranno un putiferio nella cittadina americana.

La prima considerazione, condivisa da tutti, è che il romanzo invoglia la lettura: sebbene nella prima parte l’autrice si sia un po’ dilungata inutilmente, è uno di quei libri che si lasciano a malincuore e che non si vede l’ora di ricominciare a leggere.

Continua a leggere “The help al “Giardino dei libri””

La piccola sarta cinese fra i Castei dei libri

Mercoledì 19 Aprile il gruppo di lettura di Castelbelforte “Castei di libri” si è ritrovato per discutere del romanzo di Dai Sijie “Balzac e la piccola sarta cinese”.
La storia racconta della vita di due ragazzi vittime della “rieducazione” attraverso il lavoro voluta da Mao Tse-tung per riportare i giovani borghesi sulla retta via: la narrazione è infatti ambientata sulla montagna chiamata Fenice del cielo, dove i due protagonisti (uno dei quali è il narratore della vicenda, l’altro è il suo amico Luo) sono costretti a lavorare duramente nelle miniere o nei campi coltivati.

La monotonia della reclusione viene interrotta dall’incontro con la piccola sarta e di un altro ragazzo, chiamato Quattrocchi, per gli spessi occhiali che indossa, il quale ha con se una valigia contente un vero e proprio tesoro, ovvero dei romanzi proibiti. I due si immergono nella lettura delle opere di Balzac (ovviamente) e di altri autori, cosa assolutamente vietata al tempo. Ben presto la ragazza viene coinvolta in queste letture si apre così, anche per lei, un nuovo mondo e un nuovo modo di pensare. Luo, grazie alla sua abilità nel raccontare e impersonare i protagonisti dei romanzi conquista il cuore della ragazza con la quale inizia una relazione. Costretto ad abbandonare momentaneamente il villaggio, Luo affida l’amata all’amico, il quale scopre che la ragazza è incinta e la aiuta ad abortire. Al ritorno di Luo la piccola sarta è fuggita dal villaggio, i due la ritrovano in città, ma cambiata e libera grazie alla lettura.

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I componenti del gdl di Castelbelforte

Un romanzo che ha colpito i componenti del gruppo per diversi aspetti: innanzitutto il racconto della “rieducazione” visto attraverso gli occhi del narratore che porta i lettori in un ambiente rurale e retrogrado; in secondo luogo, la figura della sarta e la sua trasformazione attraverso la lettura che ha colpito (non proprio tutti) per la sua decisione e infine (e soprattutto) l’importanza della lettura, che può portare sollievo e speranza anche nei luoghi più inaspettati e dare una nuova possibilità anche nei momenti più bui e difficili. Il romanzo è risultato scorrevole e di facile lettura, certo i temi trattati non sono “leggeri” (anche se non mancano situazioni tragicomiche), ma la scrittura fluida ha contribuito a renderlo agli occhi del nostro gruppo un testo piacevole.

Prossimo incontro Mercoledì 17 Maggio, fra i castelli di libri abbiamo scelto “Italia” di Marco Lodoli.

Elia per #TRC

“Leggere a Soave” gruppo di lettura, incontro di Maggio

Martedì 18 Aprile si è ritrovato, come ormai di consueto da più di un anno, il Gruppo di Lettura “Leggere a Soave”. Il libro del mese era “Il nostro riparo” di Frances Greenslade, scrittrice canadese protagonista dello scorso Festivaletteratura.

Prima di raccontare impressioni e commenti riguardanti questo romanzo, è necessario un breve excursus storico… Il primo incontro del Gruppo ha avuto come protagonista il romanzo di Giorgio Fontana “Morte di un uomo felice”, sì siamo partiti con un Premio Campiello; in questa prima serata abbiamo stabilito quali sarebbero state le nostre letture successive, prendendo spunto da autori noti o meno, classici e contemporanei, ne è uscito così un variegato percorso, che non sempre ci ha soddisfatto e che quasi mai ha visto tutti d’accordo, ma che ha mostrato le varie personalità del gruppo.

Senza porci limiti di genere, nazionalità, tematiche o altro siamo passati da classici come “Bel amì” di Maupassant ad autori più recenti come Michela Murgia,  Marcello Fois, Diego De Silva e Marco Lodoli; abbiamo letto e commentato le vicende degli “Gli amanti fiamminghi” di Paolo Maurensig, le vite delle donne giapponesi partite per l’America per sposare i loro connazionali immigrati in “Venivamo tutte per mare”, le testimonianze del “Tristano muore” di Antonio Tabucchi e la storia della famiglia Brodie ne “Il castello del cappellaio”. Elizabeth Strout ci ha portato nel Maine con “Olive Kitteridge” e siamo tornati in Italia con la “Figlia oscura” di Elena Ferrante e le “Ragazze Mancine” di Stefania Bertola.

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Immagine scattata in biblioteca

Eccoci, quindi, alla nostra serata del 18 Aprile, con questo romanzo che ha trovato apprezzamenti e, allo stesso tempo, critiche per la scrittura giudicata a volte troppo lenta e in un certo senso ripetitiva, specialmente nella prima parte. Particolarmente apprezzato è stato invece il finale, dove si scopre la storia della madre e la storia ha un’accelerazione improvvisa che lascia quasi senza fiato. Ovviamente la discussione si è soffermata molto sulle due protagoniste Maggie e Jenny, le figlie abbandonate, che rimangono unite, pur nelle loro diversità, affrontando la nuova vita in attesa del ritorno della madre, fino alla decisone di andare a cercarla.

Meravigliose le descrizioni dei paesaggi che hanno dato concretezza al racconto. La figura della madre ha innescato il dibattito sulle responsabilità dei genitori, ma allo stesso tempo sulla libertà della donna di vivere un passato mai dimenticato.  Il prossimo incontro si terrà Martedì 16 Maggio, torneremo ad un classico della letteratura francese: “Thérèse Raquin” di Émile Zola.

Elia per #TRC

Il romanzo dell’inganno e della solitudine per il Gdl di Rivarolo

Lo scorso mercoledì 19 aprile 2017 ore 20.45 ci siamo ritrovati in biblioteca a Rivarolo Mantovano per commentare il libro di Javier Marìas “Domani nella battaglia pensa a me” terzo della sua Trilogia sentimentale (ispirata ai sentimenti del genere umano). Un romanzo complesso, circolare e davvero consistente. Con un inizio molto accattivante, si è rivelato però impegnativo e di difficile lettura per diversi componenti del Gdl.

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In questa tappa spagnola del nostro tour europeo, ci siamo imbattuti nel libro di Marìas su proposta di una lettrice del gruppo, e abbiamo scoperto un autore che da soli non avremmo probabilmente affrontato. Una vicenda intrigante ci racconta la storia di Marta e del protagonista-narratore, che dovranno passare la notte insieme da amanti, ma inaspettatamente la morte della donna (per cause naturali) scombina tutti i piani. Dall’episodio di quella notte si sviluppa il romanzo, che come una ruota ritorna sui personaggi e sulla famiglia di Marta: tutti ingannano e vengono ingannati a loro volta, in una sorta di circolo vizioso al quale non sappiamo sottrarci in quanto appartenenti del genere umano.

Tra i lettori che lo hanno terminato, abbiamo raccolto i pareri di: Rita che solitamente legge d’un fiato e in questo caso ci ha messo ben due giorni, l’ha trovata una bella lettura ma molto faticosa, anche Silvana tentata di abbandonarlo l’ha finito, anche per lei la storia accattivante ma piuttosto pesante. Maria ha apprezzato molto i personaggi ben definiti, nel carattere e nelle caratteristiche; Anna lo ha definito un romanzo sull’inganno ma anche sulla solitudine, con un incipit che cattura e con l’utilizzo di scamotage geniali. Davide dice che la scrittura di Marìas gli ricorda Virginia Woolf, con una trama surreale, le parti iniziali e finali belle nel mezzo però tanti episodi tagliabili.

Abbiamo dato a questo libro un buon voto, anche se in realtà pochi membri del Gdl lo hanno valutato, un 7, anche se ora il gruppo ha voglia di un libro più scorrevole e leggero. Ci troveremo quindi il prossimo 24 maggio 2017 ore 20.45 in biblioteca a Rivarolo con “Titoli di coda” di Petros Markaris per la tappa greca del tour.

Per l’appuntamento successivo, che non avevamo previsto, ma che aggiungiamo prima della pausa estiva la bibliotecaria ha scelto un libro a sorpresa, che verrà consegnato ai lettori la sera del 24 maggio impacchettato, e che potranno aprire solo una volta tornati a casa! Aggiungetevi!

Valentina per #TRC

Al giardino ancora non l’ho detto… a Canneto

Questo mese “Trovo un libro nel Canneto” si è cimentato nella lettura di “Al giardino ancora non l’ho detto” di Pia Pera, un libro forte, proposto da Susi, che ne è rimasta affascinata: “Mi ha scelto lui…” dice.

Pia Pera è stata giornalista e traduttrice. Dopo aver ereditato una casa circondata da una tenuta di 2 ettari nella campagna toscana, si dedica alla cura di questo terreno e crea un giardino che, lentamente, digrada in un orto, un frutteto, un oliveto. Un appezzamento in cui lei, spesso da sola, zappa, vanga, taglia, pota, pianta e raccoglie.

Affetta da una malattia neurovegetativa – è morta nel luglio 2016 – il suo libro è una sorta di diario, che segue l’evolversi della sua patologia e, con il suo progredire, il progressivo, doloroso abbandono del giardino (e nel contempo del suo corpo) alle cure degli altri. “Comincio a somigliare sempre più a una pianta di cui bisogna prendersi cura, divento sorella di tutto quanto vive nel giardino”.

Un diario semplice e sincero, che mette a nudo anima e cuore dell’autrice e che, proprio come una pianta, cresce, fiorisce, ramifica. Un diario che segue l’evoluzione della malattia ed il susseguirsi delle stagioni: la preparazione del giardino ai mesi invernali, il lungo sonno, il suo risveglio, l’apice delle fioriture e delle fruttificazioni.

E, dopo le stagioni del calendario, arriva la stagione delle domande! A poco a poco, con la contemplazione del giardino che non è più suo, l’autrice prende coscienza della malattia, sperimenta improbabili terapie affidandosi a imbonitori d’ogni risma, rimugina sul suicidio assistito in Svizzera, “finché rimane tempo”. Medita sulla morte in maniera lucida e spietata, e sulla sua vita, sulle sue scelte.

Come tutti, Pia Pera ha paura della morte, e si fa domande sulle cose che non ha fatto e sulla impossibilità di farle adesso, quando è ormai troppo tardi, sino ad arrivare alla conclusione che quel che il passato è passato e, soprattutto, quando fece certe scelte le fece in maniera consapevole e convinta. Ora deve pensare al presente, senza rimpianti, e cercare di vivere e godere di ogni momento che gli rimane.

Un libro che ha conquistato e commosso alcune di noi, mentre altri lo hanno “rifiutato” per la pesantezza del tema, per il disagio che provoca.

Personalmente, sono rimasta affascinata dalla sincerità dell’autrice: ad esempio, la sua onestà nel parlarci del fastidio che in passato aveva provato dinnanzi agli anziani e ammalati, quando si chiedeva che senso avesse tenere in vita queste vite che creavano intralcio agli altri, a quelli sani, come lei era… ed ora non è più.

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Il giardino di Pia Pera – immagine presa dalla Rete

Così come Susi fa notare la confessione dello snobismo con il quale lei ha affrontato la vita, il suo atteggiamento di superiorità verso le cose piccole e semplici, e per contro la nostalgia di oggi per non aver saputo goderne. Spaventosa la sua consapevolezza.

Stefania: “L’ho letto una prima volta lo scorso anno, e mi aveva affascinato l’assoluta libertà che l’autrice mostra nei confronti della malattia. Lo sto rileggendo e questa volta invece ho scelto di perdermi nella bellezza, nel silenzio e nella poesia del giardino… che meraviglia! Insomma è sicuramente un libro da tenere a portata di mano per ricercare magari una citazione, una frase, un’immagine che possa illuminare un momento particolarmente buio”.

Nella lettura, tutti però hanno lamentato la difficoltà di dare una forma alle piante o ai fiori citati: avremmo voluto delle immagini come note a margine, per non spezzare il ritmo delle pagine e dover andare a “googleare” sul PC.

Il prossimo incontro del Gruppo di lettura, in preparazione dell’estate, è fissato per lunedì 29 maggio ore 20.30 in biblioteca. Non leggiamo nulla di specifico: ognuno di noi porterà uno o due titoli, brevemente commentati, per redigere dei “consigli di lettura” da lettore a lettore, da collega a collega. Con le nostre recensioni, creeremo un piccolo fascicolo da distribuire agli altri utenti della Biblioteca.

Paola per #TRC e #trovounlibronelcanneto

Con la lucerna accesa a Librozìo

A volte la storia fa paura. E’ per questo motivo forse che  poco si è parlato dell’assassinio  del maestro Anselmo Cessi per mano dei fascisti avvenuta a Castel Goffredo nel 1926. Ne abbiamo parlato però con il gruppo di lettura di Castel Goffredo lo scorso 20 aprile 2017.

Il libro di Giovanni Telò, Con la lucerna accesa. Vita e assassinio del maestro mantovano Anselmo Cessi (1877-1926), apre un sipario su una vicenda scomoda, un fatto di cui il paese  ed  il mondo cattolico non ne aveva compreso pienamente  la portata.

Oltre all’attività di maestro, il Cessi era impegnato attivamente nella vita sociale e politica di Castel Goffredo: iscritto al partito popolare di Don Sturzo, presidente dell’Associazione dei maestri cattolici “Vittorino da Feltre” e direttore della Cassa rurale, fu un fiero sostenitore della libertà e della verità.

Il suo impegno nel mondo cattolico, lo portò a scontarsi con i fascisti: il motivo del contendere era sopratutto l’educazione della gioventù, che gestita in primis della parrocchia, stentava ad aderire ai dettami della nascente opera Balilla.

Ma l’uccisione di Cessi è un modo per punire Monsignor Orsatti, prete antifascista e  amico del maestro. Il delitto rimase impunito, nonostante se ne conoscessero i mandanti, che in un secondo processo  nel ‘46 vennero amnistiati; documenti ritrovati anni dopo, rivelarono con certezza la loro colpevolezza.

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Giovanni Telò, presente all’incontro, ci ha portato, con un’amabile conversazione, a ricordarci, ancora una volta, che è necessario non dimenticare; un monumento dedicato al maestro Cessi verrà presto collocato in una via del paese. Non lontano dalla nostra biblioteca.

Il prossimo appuntamento è con Dona Flor e i suoi due mariti, il 18 maggio 2017 ore 21.00.

Elisa per #TRC

Il Gdl di Asola si proietta in un futuro senza libri.

Il terzo incontro di quest’anno nel tema “i libri e il piacere della lettura” tenutosi il 5 Aprile ci ha portato nel futuro immaginato da Ray Bradbury nel libro Fahrenheit 451. Già il titolo ci proietta nel tema centrale del racconto, 451° gradi Fahrenheit è infatti il grado di combustione della carta e il protagonista del libro, Guy Montag fa parte di una squadra di vigili del fuoco un po’ particolare: non con il compito di spegnere incendi, ma di appiccarli per bruciare i libri.

Nel mondo immaginario di Bradbury, infatti, i libri diventano un oggetto negativo e proibito. La società rincorre l’ideale di felicità e per essere felici occorre essere tutti uguali, tutti sullo stesso piano, nessuno deve sentirsi superiore agli altri perché più acculturato, e quindi generare invidia. Il libro in questa realtà è visto come un generatore di pensiero e, di conseguenza, di problemi; la soluzione è quindi quella di dare già delle risposte preconfezionate alle domande delle persone, anzi, di non generare nemmeno le domande, imbottire con nozioni, informazioni, dando l’impressione alla gente di essere ben informata, dare tante occasioni e opportunità di occupare ogni minuto del proprio tempo, bombardare di musica, slogan, immagini, parlare tanto ma di nulla, evitare che si possano sviluppare ragionamenti personali sulle questioni attuali, preservare ad ogni costo quell’illusione di felicità e appagamento, anche di fronte alla consapevolezza di una guerra alle porte.

Montag è convinto della propria missione, eppure dopo l’incontro con la giovane e spensierata vicina di casa Clarisse comincia a farsi una domanda: “sei felice?”, quella domanda lo tormenta e la sua inquietudine aumenta quando, tornato a casa, trova la moglie in fin di vita per aver ingerito sonniferi in dosi eccessive,  e cresce ulteriormente quando, durante una missione incendiaria, vede un’anziana donna scegliere di morire bruciata insieme ai suoi libri. Le domande dentro di lui in poco tempo crescono a dismisura e si convince di poter trovare una risposta nei libri, chiedendo aiuto ad un vecchio professore conosciuto tempo prima. Continua a leggere “Il Gdl di Asola si proietta in un futuro senza libri.”

L’ultimo ballo dei lettori del Castello

E’ certo che Charlie Chaplin fosse un genio indiscusso. Ciò che è meno sicuro è che degli scrittori che decidano di scriverne un libro dove Chaplin è protagonista riescano nel loro intento di appassionare davvero il lettore. Così non è stato per il libro di Fabio Stassi “L’ultimo ballo di Charlot” secondo i partecipanti al GDL di Castel d’Ario. L’incontro avvenuto lo scorso martedì 18 aprile ha lasciato quasi l’amaro in bocca.

L’ultimo ballo di Charlot racconta la vita di Chaplin dall’infanzia fino alla morte attraverso l’espediente di una lettera che sta scrivendo al figlio Christopher dopo aver scoperto che quest’anno la morte non gli darà scampo. Già, la morte. La morte, che per sei anni è andato a trovarlo a ogni vigilia di Natale e con la quale ha stretto un incredibile patto: finché riuscirà a farla ridere, lui non morirà.

Nella lettera, Chaplin racconta tutta la sua vita: dall’infanzia di miserie, il lavoro nel circo, la partenza per gli Stati Uniti, il passare da un lavoro all’altro, l’inquietudine e la voglia di imparare sempre e non fermarsi mai, il grande amore per il cinema e l’incredibile sfacciataggine mista a fortuna che ha avuto sempre dalla sua. Si alternano i siparietti con la morte che va a trovarlo; Chaplin si sforza in ogni modo di farla ridere ma senza successo, perché ormai è invecchiato e i trucchetti e le battute di quando erano giovane non funzionano più. Eppure sorprendentemente riesce sempre a farla ridere, per sei anni di fila, utilizzando come elemento comico la vecchiaia stessa.

Sebbene la trama, così posta, sia molto interessante, i lettori non si sono fatti molto ammaliare; infatti hanno quasi sviscerato il libro, soffermandosi forse troppo sulla differenza tra la vera autobiografia di Chaplin e ciò che viene “romanzato” nel libro. Hanno ammonito l’autore per aver mostrato solo il lato buono di Chaplin, rendendolo quasi uno “stinco di santo”, quando in realtà dalle biografie ufficiali risulta che fosse tutt’altro che questo. Graziella proprio non è riuscita a dividere il vero Chaplin da quello letterario. Chi non conosce la vera vita di Chaplin invece ha preso tutto per vero e non si è fatto influenzare, come Beatrice, che sottolinea come il libro le abbia lasciato un velo di malinconia.

Per quanto riguarda lo stile, tutti lo hanno trovato scorrevole o come Michele afferma “si è lasciato leggere”. Questo però non aiuta ad aumentare l’entusiasmo, sebbene Davide, lo valuti “più che sufficiente”. Tutti convengono che avrebbero apprezzato più il libro se il protagonista fosse stato un personaggio non conosciuto. Paolo invece si chiede quale sia il vero obiettivo di Stassi, visto che secondo lui usare Chaplin è stato solo un pretesto.

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In generale, anche questa volta i difficili lettori non sono rimasti entusiasmati! Ci riproviamo con Lo spazio bianco di Valeria Parrella. Il prossimo incontro è fissato per il prossimo 16 maggio ore 21.00.

Daniela per #TRC